Fin
dalla sua nascita, oltre 30 anni fa, BallettoOggi
è stato internazionale, nel senso che il suo tema
era la danza nel mondo. Già allora non aveva più
senso continuar a parlare di "danza italiana"
come se fosse un piccolo mondo antico, separato dal resto;
compagnie e artisti di tutto il mondo ormai giravano anche
in Italia e il pubblico stesso – prima dei cosiddetti esperti
dell’epoca – vide con naturalezza la danza come un’arte
"globale", libera dalle differenze linguistiche
e veramente sovranazionale. BallettoOggi è
stato, in Italia, lo strumento e il supporto, riconosciuto
da tutti, di questa nuova visione dell’attualità
e della cultura di danza.
All’inizio,
tuttavia, era pur sempre una rivista in italiano e destinata
al pubblico italiano, anche se parlava della danza nel mondo.
Poi, dal 1990, vennero le edizioni internazionali col nuovo
titolo BALLET2000 e i contenuti si adeguarono ancor
più a questo nuovo ampliamento del pubblico; il percorso
si è compiuto con la formula di un’unica rivista
completamente trilingue (italiano-francese-inglese), distinta
solo nel titolo, rimasto BallettoOggi in Italia e
BALLET2000 all’estero.
I
nostri lettori ci hanno seguito con convinzione e, crediamo,
con soddisfazione, in quest’avventura unica al mondo di
una rivista che offre uno sguardo critico esperto, un’informazione
mondiale completa ma sceltissima e insieme un esercizio
linguistico da "specialisti di danza".
Eppure,
l’Italia resta la nostra casa madre e sentiamo a questo
punto la necessità di "riposizionare" BallettoOggi
anche sull’attualità più familiare ai lettori
italiani, aggiungendo uno spazio privilegiato per l’Italia
che danza. Senza cambiare né togliere nulla al corpo
internazionale e trilingue della rivista, ecco da oggi quest’inserto,
che ogni mese seguirà la vita della danza nel nostro
Paese, con quello spirito di giornalismo specialistico che
consideriamo da sempre il nostro primo dovere, ma anche,
speriamo, con qualche idea non troppo devota al conformismo
della volgarità e dell’ignoranza ostentati come princìpi
di novità anche in danza. Ai lettori, come sempre,
l’ultima parola.